Istia d'Ombrone

Istia domina il fiume Ombrone dalla cima di una modesta altura della pianura grossetana ed era già un importante nodo della viabilità etrusco-romana e medievale, anche grazie al suo guado. E' ancora chiaramente visibile un nucleo sommitale ed uno più in basso. La cinta muraria più antica, che racchiude la sommità del colle, ha una forma rettangolare ed è costruita con grossi blocchi di pietra arenaria rozzamente squadrati uniti ad elementi di varia provenienza (fra i quali un cippo funerario romano) uniti con malta friabile. Al centro si trovava il cassero, oggi non più riconoscibile in quanto inglobato in costruzioni successive. Tutta l'area è privata e non visitabile. Le mura esterne, che cingono interamente il poggio alla sua base, erano dotate di due porte e costruite, nella parte inferiore risalente al basso medioevo, in pietra e ciottoli di fiume disposti senza ordine, mentre il rialzamento successivo ha una tecnica mista pietra-laterizio.
Per quanto riguarda la storia, il castello di Istia viene citato per la prima volta dalle fonti scritte nell' 862 con il nome "Iscle". Fu possedimento, uno dei più antichi, degli Aldobrandeschi. La posizione portò allo sviluppo di Istia come centro di scambi e dal 1032 il borgo murato divenne sede di mercato. Nel 1228 il vescovo pose il castello sotto in controllo di Siena, ma nel 1254 venne riconquistato, assieme a Roselle, da Umberto degli Aldobrandeschi. Presso Istia furono costruiti, in condominio fra il l'autorità vescovile grossetana e l'abbazia di San Galgano, alcuni mulini e una grancia.  Al termine di queste vicende viene ratificata nel 1287 la sottomissione di Istia a Siena che culminerà nel 1467 con la vera e propria cessione da parte del vescovo grossetano. 

 Istia è un castello che si scopre pian piano, passeggiando per le sue viuzze senza fretta; apprezzandone gli scorci, gli angoli nascosti e le prospettive sul fiume che la rese florida.

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